GAMMOPATIA MONOCLONALE I BIOMARCATORI E I PARAMETRI PER INDIVIDUARE I PAZIENTI A RISCHIO DI PROGRESSIONE IN MIELOMA
Negli ultimi anni la ricerca nel campo dell’ematologia ha fatto grandi passi avanti con classi di farmaci innovative ed efficaci che hanno permesso di alzare il tasso di guarigione e di sopravvivenza in malattie come leucemie, linfomi e mieloma. Ora l’obiettivo è di poter intervenire anche in quelle condizioni che potrebbero col tempo diventare tumori del sangue ma che nel momento in cui vengono scoperte, spesso casualmente, non presentano sintomi nè segni clinici di malattia. E’ il caso della gammopatia monoclonale, detta anche MGUS, che circa il 10% della popolazione scopre incidentalmente effettuando esami del sangue di routine, e per la quale oggi esistono protocolli di monitoraggio innovativi che consentono alle persone maggiormente a rischio di utilizzare farmaci specifici che possono evitare la trasformazione in mieloma. Nel momento in cui si rileva una alterazione del protidogramma e quindi la presenza di una gammopatia monoclonale fino ad oggi l’unico modo per valutare l’evoluzione della condizione era una osservazione nel tempo, ma l’identificazione di biomarcatori e di 4 parametri specifici può far capire quando la condizione rimane stabile e quando invece sta progredendo, consentendo quindi un intervento tempestivo e mirato. La prevenzione però è anche per le recidive di malattia nel caso di pazienti con mieloma, perché riuscire ad impedire recidive e ritorno di malattia, evento molto frequente nel mieloma, significa avvicinarsi sempre più al concetto di guarigione, un obiettivo che la ricerca persegue da sempre. Ne abbiamo parlato con il Prof. Claudio Cerchione, Presidente SOHO -Society of Hematologic Oncology Italy, Ematologo e Ricercatore presso l’Istituto Romagnolo per lo Studio del Tumori Irst IRCCS di Meldola.